RINGRAZIAMENTI DELLA TESI DI LAUREA TRIENNALE DELLA TATA  
Comincio col dire che negli ultimi mesi ho rimandato giorno dopo giorno la stesura di questi  
ringraziamenti, sopraffatta dall’ansia da prestazione. So che le aspettative sono alte, per questo  
spero, anche solo in piccola parte, di riuscire a soddisfarle. Il vero metro di misura saranno le  
vostre lacrime.  
Desidero ringraziare tutte le persone che mi hanno preso per mano e l’hanno tenuta stretta lungo  
tutto questo percorso. Senza il vostro sostegno e la vostra presenza costante, questo giorno  
sarebbe rimasto un sogno lontano. Vi dedico questo traguardo, perché è tanto mio quanto  
vostro.  
Ai miei genitori,  
Grazie per avermi fortemente desiderata, tanto da sopportare dolore fisico ed emotivo affinché  
io venissi al mondo. Non solo mi avete donato la vita, ma mi avete insegnato che con  
determinazione, volontà e coraggio è possibile realizzare ogni desiderio e raggiungere qualsiasi  
traguardo, anche quando il mondo attorno sembra ostacolarti. Spero di avervi reso orgogliosi  
di me e che questo possa in qualche modo ripagare, anche solo una piccola parte, di tutto ciò  
che avete fatto per me in questi (quasi) ventidue anni.  
Alla mia mamma, il mio tutto,  
Ricordo ancora il giorno in cui annunciai a tutti la mia decisione di iscrivermi a questa facoltà:  
quasi nessuno ne era convinto. C’era chi pensava che dovessi scegliere una strada scientifica,  
perché “portata”, e chi mi indirizzava verso l’economia, per “un lavoro sicuro e ben retribuito”.  
Tu no. Tu sei stata l’unica che mi ha sostenuto sin dal primo momento. Forse sei proprio tu una  
delle ragioni che mi hanno spinta a intraprendere questi studi.  
La cura verso gli altri, la generosità, la disponibilità e l’empatia sono qualità che ti  
rappresentano e che mi hai trasmesso giorno dopo giorno attraverso i gesti e le parole che hai  
rivolto a me e a chiunque ti circondasse. So quanto avresti voluto proseguire gli studi e forse se  
ne avessi avuto la possibilità, avresti scelto proprio questo percorso. Il tuo sogno è diventato la  
mia realtà.  
Ti ringrazio inoltre per essere stata il mio punto di riferimento nei momenti più bui. L’inizio di  
questo percorso, infatti, non è stato per nulla semplice. Quando l’ansia mi travolgeva e pensavo  
di non farcela, tu eri la sola al mio fianco, pronta a darmi conforto e tutto ciò di cui avevo  
bisogno, fosse un abbraccio, della focaccia o vederci un film insieme.  
È grazie a te, al tuo sostegno, al tuo infinito amore e alla tua presenza costante se ho avuto la  
forza di rialzarmi ed andare avanti. Questa laurea è anche tua.  
Al mio papà,  
Seppur inizialmente scettico della mia scelta, ti è bastato vedere il mio forte interesse, la mia  
dedizione e la passione verso ciò che stavo studiando, per comprendere che questa fosse la  
strada giusta per me. La fiducia che hai riposto in me, sentirti raccontare i miei piccoli traguardi  
e leggere nelle tue parole un sincero orgoglio e riconoscimento dei miei sforzi e delle mie  
abilità, hanno riempito il mio cuore. Nei giorni in cui dubitavo di me stessa o mi sentivo  
sopraffatta dalle difficoltà, hai saputo accogliere le mie preoccupazioni, incoraggiandomi a non  
mollare mai, e ricordandomi che ogni passo, seppur piccolo, è comunque verso l’obiettivo.  
Grazie per dimostrarmi ogni giorno che la tua priorità è da sempre stata e sempre sarà la mia  
felicità.  
A mio fratello, il regalo più bello che la vita potesse farmi,  
Quando mi chiedono quale sia la persona più importante della mia vita, rispondo “Bambi” senza  
esitazione, perché tu sei e sarai sempre la mia unica certezza. Sarebbe impossibile immaginare  
una vita senza di te, perché tu mi completi, sei l’altra metà di me stessa, la mia parte mancante,  
il mio alter ego.  
Quando ero piccola sentivo che mi mancava qualcosa, forse qualcuno: eri tu.  
La mamma e il papà lo ricordano sempre: ti cercavo e parlavo con te ancora prima che nascessi.  
Arrivando, hai portato tutto ciò di cui avevo bisogno: leggerezza, spensieratezza, ironia, amore,  
attenzione, complicità, ottimismo, compagnia, spontaneità, allegria. Perché tu sei tutto questo.  
Sei la persona che mi fa ridere quando vorrei solo piangere o arrabbiarmi, sei quello che  
esaudisce ogni mia richiesta, anche quando non me lo merito, sei il mio posto sicuro. Quando  
vedo tutto nero, tu accendi la luce, e mi fai vedere le cose da un'altra prospettiva, riesci ad  
alleggerire l’enorme peso con cui vivo la vita, rendi semplice tutto ciò che per me è faticoso.  
La cosa più bella che tu abbia fatto per me in questi diciassette anni è stata permettermi di essere  
la tua sorella maggiore. Probabilmente è proprio grazie a questo ruolo se ho sviluppato una  
forte attenzione verso i più piccoli e i bisogni specifici di ognuno, soprattutto verso chi viene  
considerato “diverso”, ma che per me è semplicemente speciale. Tu, ad esempio, non sei mai  
riuscito a programmarti la giornata, né a darti dei ritmi. Per questo quando eri piccolo, impiegavi  
un'infinità di tempo a prepararti, e io che ormai ti conoscevo bene, puntavo sulla tua  
elevatissima competitività, sfidandoti “a chi finisce prima”, era il mio modo di farti sbrigare  
senza fartelo pesare.  
Mi sono presa cura di te nelle piccole cose, e tu me lo hai lasciato fare, dandomi spazio nella  
tua vita perché sapevi che farlo mi avrebbe fatto stare bene. So di averti spesso punzecchiato  
per degli outfit osceni, per dei compiti non fatti, o per degli atteggiamenti che non approvavo.  
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Sappi che, se l’ho fatto è stato solo perché farti diventare la versione migliore di te stesso è  
sempre stato e sempre sarà il mio obiettivo.  
Tu però non sei mai stato solo il mio fratello minore, anzi agli occhi degli altri sei sempre  
sembrato quello più grande tra i due, e come dargli torto. A modo tuo, ti sei sempre preso cura  
di me. Hai saputo riconoscere, accettare e difendere le mie fragilità. Mi hai confortata e  
supportata nei momenti no, ma mi hai anche scossa e spronata ad andare avanti, incazzandoti  
quando capivi che era il momento che io reagissi. Sei sempre stato il primo a sopportare il mio  
nervosismo quando studiavo per un esame e pensavo di non farcela o quando ero frustrata  
perché la mia vita non stava andando secondo i piani. Hai sempre capito di cosa avessi bisogno  
anche quando io stessa non ci riuscivo. Sapevi come parlarmi e comportarti con me ogni volta,  
anche se in quel momento non me ne rendevo conto. Quando venivo da te dicendo “Bambi cosa  
succede se domani non passo l’esame?” Tu mi rispondevi “Tata non succede nulla al massimo  
lo rifai”. Sembra una risposta banale, ma sentirla da te diventava una verità che riuscivo ad  
accettare.  
Potrei parlare di noi all’infinito, ma nessuna parola basterebbe per descrivere ciò che sei per  
me. Una cosa però voglio dirtela: se un giorno mi chiedessi il primo sorso di acqua frizzante o  
l’ultimo pezzo di torta al cioccolato e lamponi, la risposta sarebbe sempre no. Ma puoi essere  
certo che ti darei il mio cuore, qualsiasi organo, o la mia vita stessa, se servisse a salvare la tua.  
Grazie per esistere e per scegliere, ogni giorno, di essere mio fratello.  
Sappi che io ti sceglierei in qualsiasi altro universo.  
Ricordati sempre che sei l’eccezione alla regola più bella di tutte.  
A Tack, tutto ciò che ho sempre desiderato,  
Sei arrivato nel momento più inaspettato della mia vita. Ti desideravo da così tanto tempo che,  
quando finalmente sei entrato a far parte delle nostre vite, mi sembrava impossibile.  
Ci ho messo mesi per realizzare davvero che fossi mio.  
Grazie perché, nonostante tu mi abbia impedito di studiare in camera mia per un’intera sessione,  
sei stato la coccola di cui avevo bisogno la mattina, quando non avevo nemmeno la forza di  
alzarmi dal letto, e la sera, quando le ansie si facevano sentire e tu te ne accorgevi prima di  
chiunque altro.  
Dopo una giornata intera in università o ore passate sui libri, tornare a casa e vederti  
scodinzolare come se avessi trascorso tutto quel tempo ad aspettarmi e come se fossi la persona  
più importante del mondo, mi ha riempito il cuore più di quanto tu possa immaginare.  
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Ai miei nonni Roberto e Agnese, coloro che ho fortemente desiderato avere qui oggi al mio  
fianco, per festeggiare insieme un traguardo che aspettavamo ormai da anni.  
A voi che mi siete stati vicini anche quando per anni vi ho respinti ed allontanati, mi avete  
insegnato cosa significa amare qualcuno senza chiedere nulla in cambio.  
Solo negli ultimi anni ho compreso quante cose di voi mi fossi persa, la vostra saggezza, la  
gentilezza, il calore, la generosità, la fiducia e la vostra guida. Ora sto provando a recuperarle  
tutte, e mi sembra di starci riuscendo.  
Passare il tempo con voi, ascoltare i vostri racconti, anche quelli che so a memoria, condividere  
con voi i miei traguardi e festeggiarli insieme sono alcune delle cose che ho scoperto di amare,  
perché mi danno gioia e mi fanno sentire viva.  
A mia nonna Agnese che quando non sono stata ammessa, non ha smesso un minuto di  
crederci, convinta che prima o poi quella mail sarebbe arrivata. Quelle volte in cui ho pensato  
di non farcela, paralizzata dall’ansia e dalla paura, tu eri lì pronta a ripetermi che un motivo  
c’era se la stanza e la culla in cui sono nata erano il numero “1”.  
Mi hai insegnato ad essere sempre grata e che nulla succede per caso, tutto poi trova una  
spiegazione.  
È solo grazie all’immensa fiducia che hai sempre riposto in me e nelle mie capacità, se oggi  
sono arrivata qui, mi hai insegnato a fare ciò che mi è sempre stato difficile, credere in me  
stessa.  
A mio nonno Roberto che, pur di vedermi felice si toglierebbe il tetto sopra la testa, il cibo e  
perfino l’anima stessa. A dimostrazione di questo nell’ultima sessione, ha rinunciato alla sua  
privacy e alla sua stanza e mi ha permesso di trasferirmici utilizzandola come aula studio,  
preoccupandosi ogni giorno che non mi mancasse nulla e che mi prendessi le giuste pause.  
L’amore che nutri per me è immenso e incalcolabile e io non posso che essertene grata. Forse  
è proprio da te che ho preso la mia dedizione e la determinazione nel raggiungere qualsiasi mio  
obiettivo.  
A voi che siete la mia ancora durante la tempesta. Spero di avervi reso fieri di me.  
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A chi oggi non c’è, ma avrebbe voluto essere qui più di chiunque altro, ai miei nonni Carluccio  
e Marisa. Mai come in questo giorno la vostra assenza mi travolge.  
L’amore che oggi ricevo è tutto merito vostro, avete dedicato la vostra vita a costruire quella  
che io chiamo “la mia famiglia”. Mi avete insegnato l’altruismo, la generosità, il dare agli altri  
anche ciò che non si ha, la vostra gentilezza non ha eguali e io sarò felice anche solo quando  
riuscirò a donare al prossimo un decimo di ciò che avete dato voi.  
A mio nonno Carluccio, che nei suoi ultimi mesi di vita è stato il mio più grande sostenitore.  
Quella sessione è stata la più difficile, cercavo di rimanere concentrata sugli esami, ma la mia  
testa era da tutt’altra parte, il mio pensiero era fisso su di te, su di voi. Nonostante questo, è  
stata la sessione in cui ho preso i miei voti più alti. Credo che questo sia dovuto al fatto che tu,  
inconsapevolmente, mi hai regalato quello che sarebbe diventato il mio “motto portafortuna”,  
“mi raccomando mandali al macello!”, il che fa ridere detto da un gastronomo, che di cognome  
fa Tagliabue.  
In quei giorni non mi hai mai mentito, più volte mi hai ripetuto che tu lo sapevi che alla mia  
laurea non ci saresti mai stato, ma che, se avessi potuto scegliere ti sarebbe piaciuto tanto  
vedermi con la corona d’alloro in capo.  
E a me piace pensare che in qualche modo tu oggi sia davvero qui.  
A mia nonna Marisa, che forse è la ragione per cui sono così tanto studiosa. Tu hai sempre  
voluto fare la maestra, eri affascinata dai quaderni, ti piaceva sfogliarli e io te lo lasciavo fare,  
anche se sapevo che mi avresti rimproverata per il disordine, avevi ragione.  
Per te la scuola e lo studio valevano più di ogni altra cosa e per questo so che se fossi qui oggi  
mi diresti quanto sei fiera di me, la tua prima nipote laureata!  
Hai smesso di comunicare verbalmente o quanto meno di costruire frasi di senso compiuto, già  
tempo prima di lasciarci. Per te però questo non è mai stato un ostacolo, il tuo corpo, il tuo  
sguardo, ogni gesto parlava per te, anche in quell’ultimo incontro con il nonno.  
Mi hai insegnato che non solo le parole parlano, anche i silenzi lo fanno, e mi piace pensare che  
l’attenzione al linguaggio non verbale, l’argomento della mia tesi, me l’abbia insegnato tu.  
Probabilmente non sarà mai il mio campo di studi, perché non saprei gestire l’emotività che  
provocherebbe, ma una cosa te la voglio promettere, incontrerò la collega che curerà la tua  
malattia, le stringerò la mano e poi l’abbraccerò come se fossi tu a farlo, ringraziandola affinché  
nessuno mai debba più sopportare quel dolore tuo e il nostro.  
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A zia Cosy, zio Orazio, zio Gianni, zia Stefy, zia Paola, zio Andre, zio Massi e zia Luisella,  
e ai miei cugini Valentina, Matteo, Isabella, Alessio, Gabriele, Carlotta, Sofia, e alle  
piccole Beatrice e Vittoria.  
A voi che siete riusciti a donarmi ciò che di più prezioso esista al mondo: una famiglia.  
Nei miei giorni più bui, quando mi sentivo da sola contro il mondo, siete stati la mia unica  
certezza.  
Voltarmi e trovarvi lì, pronti ad accogliermi, ad ascoltarmi senza giudizio, a cercare di  
comprendermi anche quando era difficile, e sostenermi nelle mie sconfitte e nelle mie vittorie,  
è sempre stato e sempre sarà, tutto ciò di cui ho bisogno.  
Grazie a voi ho capito cosa significa essere una famiglia. Famiglia significa esserci sempre e  
comunque, sostenersi anche quando il mondo trema e sembra di non avere più la terra sotto i  
piedi, è fidarsi e affidarsi, è condividere valori e saperli rispettare, è dare tutto senza aspettarsi  
nulla in cambio, è ricevere con gratitudine e con il cuore pieno, è saper perdonare e chiedere  
perdono, è guardarsi negli occhi e riconoscersi nel riflesso dell’altro, è aprire il proprio cuore  
sapendo che resterà al sicuro, è consigliarsi, confrontarsi, è crescere insieme, famiglia è sapere  
che c’è sempre qualcuno che ti protegge e ti guarda le spalle.  
Vi ringrazio per essere ciò che siete e per tutto ciò che mi date senza nemmeno accorgervene,  
io accolgo tutto con gratitudine e cerco di restituirvi almeno un po’ di ciò che ricevo.  
Ai miei cugini voglio dire una cosa sola, inseguite sempre i vostri sogni e le vostre passioni,  
senza permettere a nessuno, nemmeno a voi stessi, di mettere limiti o confini al vostro cammino,  
perché solo voi sapete ciò che vi appartiene ed è giusto per voi.  
Siate sempre la versione migliore di voi stessi.  
Poter condividere con voi ogni mio traguardo e vittoria è e sarà sempre il dono più grande.  
Voi per me siete casa e lo sarete sempre.  
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A Ilenia, la mia compagna di viaggio.  
Oggi realizziamo il sogno che custodiamo da ormai due anni: laurearci insieme. Lo abbiamo  
immaginato così tante volte che mi sembra quasi surreale esserci davvero arrivate. Quando ci  
siamo conosciute, ormai tre anni fa, ho avuto paura, perché tu rappresentavi tutto ciò che io non  
sono mai stata. Col tempo, però, ho capito che noi due, in realtà, siamo due facce della stessa  
medaglia, tanto simili, quanto diametralmente opposte. Forse è proprio per questo che abbiamo  
legato così tanto, perché siamo l’una il completamento dell’altra, quella parte mancante  
necessaria per poter arrivare fino a qui.  
Io sono quella che controlla, che struttura, che ha bisogno di prevedere, quella che vive di liste  
e appunti perfettamente sistemati, quella attenta a tutto ciò che può andare storto, quella con un  
occhio sempre prima al dovere, quella disciplinata, quella che sente troppo e che ha paura di  
sbagliare, quella che sa dirti ora, sede e aula dell’esame pur se non lo deve dare.  
Tu accogli il caos senza paura, sei il passo improvvisato, sei chi ride dell’imprevisto e lo  
trasforma in opportunità, vivi fuori dagli schemi, sei quella che alleggerisce, che trova un  
equilibrio, prendi la vita come viene, sai staccare e proteggerti dal troppo.  
Sei stata per me l’esempio di cui avevo bisogno, la dimostrazione che è possibile raggiungere i  
propri obiettivi senza mai rinunciare a tutto il resto. Di questa triennale sono poche le persone  
con cui ho costruito un legame che mi porterò nel cuore per sempre, e forse è perché in te avevo  
già trovato tutto, non mi serviva altro.  
A Gaia,  
A te che negli ultimi otto anni hai vissuto ogni mio cambiamento. I miei vecchi amici non  
saprebbero dire chi sono oggi, i nuovi amici non sanno chi fossi prima, ma tu, tu hai conosciuto  
ogni versione di me e non ne hai mai abbandonata una.  
Dalla prima liceo ad oggi sono cambiate tantissime cose: le nostre vite, le nostre priorità e  
perfino il modo di affrontare il mondo e di stare nel nostro rapporto. Eppure, una cosa è rimasta  
immutata, la promessa che ci siamo fatte qualche anno fa: rimanere l’una accanto all’altra ed  
essere sempre presenti nei momenti brutti e quelli belli per affrontarli e festeggiarli insieme.  
A te ho confidato i miei segreti più profondi, le mie fragilità, i dubbi, le paure e le insicurezze,  
tutte quelle parti di me che facevo fatica ad ammettere perfino a me stessa. L’ho fatto perché  
da parte tua nei miei confronti non c’è mai stato un giudizio, ma semplice ascolto, comprensione  
e sostegno. Ti ringrazio per essermi stata vicina anche quando per tutti era difficilissimo farlo.  
Se c’è una cosa che ho imparato da te, è che non importa se tutti attorno ti dicono che qualcosa  
non fa per te, se la senti giusta devi farla, perché nessuno ti conosce meglio di te stessa.  
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A Lisa,  
Sono ormai quasi diciotto anni che io e te oscilliamo tra amore e odio, il nostro rapporto non  
potrebbe essere meglio definito che una montagna russa. Forse però è un bene, dicono che  
“nobody queues for a flat roller coaster”.  
A pensarci, ho sempre fatto fatica a capire razionalmente cosa ci unisca, visto che siamo  
l’opposto in tutto. Io amo i ragazzi ricci, tu i lisci, io amo il risotto e il pesto, tu odi entrambi,  
io prendo il gin lemon, tu tonic, io sono affettuosa, tu sei un pezzo di ghiaccio, tu sei razionale,  
io l’irrazionalità fatta a persona, tu vesti firmata, io uscirei in pigiama, tu ascolti reggaeton, io  
ascolto indie, tu ami gli horror e io potrei morirci. Nemmeno nelle banalità ci assomigliamo.  
Eppure, se siamo amiche da così tanti anni, un motivo deve esserci, e credo che sia che siamo  
l’una la certezza dell’altra.  
Noi urliamo, discutiamo, ci scanniamo e sbraitiamo, ma quando usciamo sbattiamo così forte  
la porta che rimbalzando, uno spiraglio rimane sempre aperto, quanto basta per farci rientrare  
quando ne abbiamo bisogno, o quando è l’altra ad averne. Per questo ti ringrazio, grazie per  
non chiudere mai a chiave quella porta, per avermi ascoltata parlare sempre delle stesse cose  
senza mai farmelo pesare, per non avermi mai lasciato sola e per aver provato a trascinarmi  
fuori casa per mesi nonostante continuassi a rifiutare ogni tuo invito. L’ansia di dirti sempre di  
no è stata ciò che mi ha spinto ad accettare, e ricominciare ad affrontare tutto ciò che mi stavo  
perdendo: la vita. Te ne sarò grata per sempre.  
A Gitti, Thias, Milo e Dico,  
A voi che fino ad un anno e mezzo fa eravate degli sconosciuti, mentre oggi siete “gli altri” in  
risposta alla domanda “con chi esci stasera?”. Nel momento in cui, dopo anni, stavo cercando  
di riprendere in mano la mia vita sociale, voi mi avete accolta senza fare domande e non  
sapendolo, siete stati presenti nel mio periodo più fragile e vulnerabile.  
Con la vostra ironia, attenzione, gentilezza e con ogni nostra tipica serata seduti in un bar a  
ridere fino alle lacrime, parlando di tutto e di niente, con il semplice obiettivo di passare del  
tempo insieme, avete reso semplice ciò che per anni mi sembrava impossibile.  
Grazie per esserci e per essere così come siete. Con voi ho ritrovato la tranquillità, la leggerezza  
e la serenità, parole che avevo quasi dimenticato e che non pensavo mi avrebbero mai più  
appartenuto.  
7
A Rebecca, la mia bimba.  
A te che sei la versione mini di me stessa, la sorellina che non ho mai avuto, grazie perché mi  
ricordi costantemente che c’è chi sa vedere il mondo proprio come lo vedo io, e che non serve  
che gli altri capiscano, un legame tra due cuori e due menti non deve essere spiegato.  
A Riccardo,  
Alla persona che mi conosce meglio di me stessa, grazie per aver riconosciuto, dato valore e  
spazio ad ogni mia sfaccettatura, anche quelle che io stessa fatico ad accettare.  
“Sarà che essere capiti è sopravvalutato, meglio essere compresi a volte”, e tu con me l’hai  
sempre fatto.  
Grazie per aver letto oltre le parole, per aver visto ciò che nascondevo nei gesti e nei silenzi.  
Grazie perché con te ho conosciuto veramente me stessa e le ho permesso di essere.  
Al centro ODE,  
In un periodo della mia vita in cui mi sentivo in apnea, tu mi hai permesso di respirare di nuovo.  
Quando fuori era buio, caos e tempesta, sei stato la mia bolla di felicità, sicurezza e serenità.  
Pensavo che avrei dovuto lasciarti io qualcosa, invece sei tu ad avermi dato più di quanto mi  
potessi immaginare.  
Grazie per avermi insegnato la lezione più importante: che una goccia d’acqua può sembrare  
insignificante in mezzo ad un oceano, ma che, se cambi prospettiva capisci che un oceano esiste  
proprio grazie ad ognuna di quelle gocce.  
A tutta l’equipe e i ragazzi che ne fanno parte, siete anime stupende.  
Spero di far parte di questa “casa per la gente strana” per sempre.  
A tutti i bimbi del mondo, a quelli che incontrerò nella mia professione e anche a quelli a cui  
non riuscirò ad arrivare.  
Vi prometto che ascolterò le vostre voci, custodirò i vostri sogni e lotterò perché possiate vivere  
nell’amore, nella cura, nell’attenzione, nella serenità, nella gioia, nella libertà e nella sicurezza.  
Ve lo meritate.  
8
Alla mia psicologa,  
Grazie perché, se c’è una cosa che ho imparato in questo percorso di studi, è che è nella  
relazione che nasce la vera cura.  
Il nostro percorso non solo mi ha permesso di laurearmi, un traguardo che, tre anni fa, mi  
sembrava inimmaginabile, ma mi ha anche aiutata a ritrovare me stessa.  
Quando l’ansia sembrava aver preso il mio posto, tu mi hai aiutata a trasformarla in parte di un  
viaggio di cui la protagonista sono io.  
Con te ho riscoperto l’amore per la vita, la capacità di gioire dei piccoli momenti e il coraggio  
di affrontare ogni giorno come un dono prezioso.  
Abbiamo ridato colore a ciò che prima era tutto nero.  
Alla psicologia,  
Per aver dato un senso e uno scopo alla mia vita, per aver tradotto i miei punti di forza e le mie  
fragilità in una passione e in una professione.  
Per avermi insegnato il modo giusto di guardare dentro me stessa e negli altri.  
Per avermi mostrato che ogni emozione, pensiero e comportamento hanno un senso, una voce  
e un valore.  
E per ricordarmi ogni giorno che cura significa crescere insieme, che nessuna vita va aggiustata,  
ma compresa, e che non esistono anime sbagliate, ma solo storie che hanno bisogno di essere  
raccontate.  
Infine, a me stessa,  
Alla me di tre anni fa voglio dire “ce l’hai fatta, sappi che sono fiera di te”. So che ti sembrerà  
impossibile da credere, ma arriverà un momento in cui troverai il coraggio di uscire da quella  
stanza, chiederai aiuto, ammettendo per la prima volta che da sola non puoi farcela, imparerai  
a gestire quell’ansia, incontrerai persone nuove e stupende che sapranno apprezzarti così come  
sei, vivrai nuove esperienze, accetterai il cambiamento e ne trarrai il meglio, ritornerai a  
sorridere e finalmente a vivere.  
Alla me bambina, voglio che sappia che non bisogna essere perfetti per essere amati. Le  
persone non ti apprezzano solo quando sei brava in tutto, quando hai tutto sotto controllo,  
quando sei accondiscendente, ubbidiente, quando fai la brava bambina, quando non sbagli mai  
e non fallisci. Le persone ti amano perché sei stupenda così come sei nella tua imperfezione.  
Oggi ti laurei con 109, e nessun voto ti ha mai rappresentata così bene.  
Non sei perfetta e non devi esserlo, sei autentica e questo vale molto più di ogni altra cosa.  
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